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La CPSC, Commissione statunitense per la sicurezza dei consumatori, ha imposto norme più rigide nella costruzione di dispositivi con batterie ricaricabili.

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Gli accumulatori di energia, detti anche batterie o pile, sono presenti in molti degli apparati alimentati ad energia elettrica che ci circondano e rendono la nostra vita di tutti i giorni un po' migliore. Autonomia, tempo di ricarica, peso e dimensioni sono i fattori critici per lo sviluppo in applicazioni quali i dispositivi portatili come smartphone, tablet e computer portatili. L'evoluzione degli accumulatori sarà particolarmente importante per la diffusione dell'auto elettrica. Segui tutto questo su iissvolta.it, il portale nominato in onore dell'inventore della batteria, il fisico genovese Alessandro Volta. Buona lettura!

Batterie più sicure

Sta di fatto che le batterie agli ioni di litio, ad oggi, sono le uniche che presentino tutte le caratteristiche necessarie per far funzionare la miriade di dispositivi di cui non possiamo più fare a meno: smartphone, tablet, computer portatili, smartwatch. Le batterie agli ioni di litio sono leggere e modellabili in molte forme; si ricaricano in poco tempo e in piena carica hanno una durata, per quanto perfezionabile, al momento soddisfacente. Quindi ciò che le aziende produttrici di dispositivi tecnologici possono fare al momento, in attesa che si costruiscano nuove batterie con caratteristiche evolute, è cercare di migliorare quelle esistenti. Infatti, se si escludono le loro performance non esattamente esaltanti, il vero problema delle batterie agli ioni di litio è la loro potenziale pericolosità. Ormai la tecnologia è talmente evoluta da scongiurare incidenti molto gravi, ma è capitato anche di recente che alcune di queste batterie, che sono soggette ad un certo grado di surriscaldamento quando sono in funzione, esplodano. Purtroppo l’ipotesi non è remota, e l’anno scorso ha fatto scalpore il caso della Samsung. La Samsung è uno dei colossi dell’informatica e dell’intrattenimento multimediali, vero unico concorrente della onnipresente Apple. I suoi smartphone sono tra i più venduti al mondo, e anche tra quelli più tecnologicamente avanzati. L’ultimo modello di Samsung Galaxy Note 7, però, ha creato non pochi problemi all’azienda sudcoreana. La Samsung è stata costretta a ritirare tutti i prodotti venduti, e a sostituirli, perché le batterie si surriscaldavano ed esplodevano. E questo non è stato nemmeno l’unico caso. Lo stesso è accaduto con dei notebook HP e Compaq: queste due aziende hanno dovuto ritirare a scopo precauzionale degli stock di batterie destinate a notebook di alcuni specifici modelli, ovvero HP ProBook, HP ENVY, Compaq Presario e HP Pavilion, venduti tra il mese di marzo 2013 e quello di ottobre 2016. Sembra che in queste batterie ci sia qualcosa che non va che le rende potenzialmente pericolose. A fronte di questi episodi, si è attivata la CPSC degli USA, ovvero la Commissione che si occupa della sicurezza dei prodotti al consumo. Visto il reiterarsi di episodi che mettono a repentaglio l’incolumità dei consumatori, la Commissione ha infatti ritenuto opportuno fissare regole più rigide. A suo parere, infatti, è inaccettabile che un consumatore debba temere che un dispositivo da lui acquistato, e che utilizza con regolarità, possa eventualmente essere nocivo per la salute sua o della sua famiglia. Elliot Kaye è il Presidente della CPSC e ha rilasciato all’agenzia di stampa Reuters una dichiarazione in cui afferma che la Commissione sta collaborando con la Samsung e altri grandi colossi del settore al fine di stabilire delle nuove normative di sicurezza che dovranno essere adottate in modo tassativo. Secondo Kaye, gli episodi accaduti di recente devono essere di monito per le case costruttrici di dispositivi alimentati a batterie ricaricabili al fine di porre maggiore attenzione in fase di progettazione e assemblaggio agli eventuali rischi a cui possono esporre i futuri acquirenti. Sembra infatti che i problemi con i telefoni Samsung siano stati causati da un difetto di design, poiché l’elettrodo negativo era troppo vicino all’angolo esterno del telefono e questo creava la possibilità di corto circuiti, come difatti è avvenuto.