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I ricercatori dell’Università del South Florida hanno scoperto tre funghi che consento il recupero di litio e cobalto dalle batterie ricaricabili.

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Gli accumulatori di energia, detti anche batterie o pile, sono presenti in molti degli apparati alimentati ad energia elettrica che ci circondano e rendono la nostra vita di tutti i giorni un po' migliore. Autonomia, tempo di ricarica, peso e dimensioni sono i fattori critici per lo sviluppo in applicazioni quali i dispositivi portatili come smartphone, tablet e computer portatili. L'evoluzione degli accumulatori sarà particolarmente importante per la diffusione dell'auto elettrica. Segui tutto questo su iissvolta.it, il portale nominato in onore dell'inventore della batteria, il fisico genovese Alessandro Volta. Buona lettura!

Come riciclare litio e cobalto

Ad esempio è importante che siano amiche dell’ambiente, quindi che non usino per il loro funzionamento sostanze tossiche o inquinanti, e che possano essere disperse nell’ambiente senza conseguenze. Non da ultimo c’è da considerare il lato economico: devono essere poco costose. Fino ad oggi le uniche batterie che rispondono a tutti questi requisiti o, per meglio dire, che lo fanno al massimo delle nostre attuali potenzialità, sono le batterie agli ioni di litio. Smartphone, tablet, laptop e notebook usano infatti questo tipo di batterie, che hanno una durata ragionevole, non costano troppo e sono sicure per chi le usa. Ma ci sono dei punti negativi: le batterie agli ioni di litio non possono essere usate per sempre, perché dopo un certo numero di cicli di carica e scarica si esauriscono del tutto e devono essere gettate via e sostituite. Per questo i ricercatori stanno cercando un’alternativa al litio: quando una batteria deve essere smaltita è altamente tossica. Oltre a cercare di mettere a punto pile fatte con materiali biocompatibili, i ricercatori stanno anche studiando un modo per rendere le batterie agli ioni di litio riciclabili, e forse una possibile strada è già stata imboccata. La notizia è stata data a Philadelphia (Pennsylvania) nel corso della 25esima edizione del National Meeting & Exposition dell’American Chemical Society (ACS). A quanto è stato reso noto, gli studiosi dell’Università del South Florida hanno scoperto che ci sono in natura dei funghi capaci di rendere “biodegradabili” la batterie agli ioni di litio. Mentre ora per smaltire questo tipo di pile bisogna usare delle sostanze chimiche altamente inquinanti, sarebbe possibile usare in sostituzione tre funghi: l’Aspergillus niger, il Penicillium simplicissimum e il Penicillium chrysogenum. Di questi funghi è nota una curiosa capacità, che è quella di estrarre i metalli da materiali di scarto. L’idea di provare ad usarli anche con le batterie ricaricabili è venuta grazie alla scoperta di uno studente, che era riuscito a ricavare dei metalli da delle scorie di fusione. Il team di ricercatori, guidato da Jeffrey A. Cunningham, ha così eseguito il seguente esperimento. La batteria esausta agli ioni di litio è stata aperta, ne sono stati estratti i catodi e polverizzati. I catodi polverizzati sono poi stati sottoposti all’azione dei funghi in un ambiente liquido, e si è potuto osservare il processo di estrazione dei metalli. Infatti i funghi producono degli acidi organici, quindi del tutto naturali, quali l’acido ossalico e l’acido citrico. Questi acidi riescono a restituire una buona percentuale dei metalli originali: oltre l’80% per quel che riguarda il litio, e il 48% del cobalto. Il passo successivo ora consiste nella necessità di trovare un modo di recuperare i metalli dall’ambiente acido liquido in cui si trovano immersi alla fine del processo. Se tutta la procedura venisse messa a punto in modo definitivo sarebbe davvero un grande risultato: infatti non solo permetterebbe di non inquinare ulteriormente l’ambiente, ma anche di risparmiare risorse preziose che, ad ogni modo, non sono inesauribili, e la cui richiesta è in continuo aumento.