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I ricercatori dell’Università di Ganz stanno studiando una batteria fotovoltaica capace di trasformare la luce del sole in energia e di immagazzinarla.

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Gli accumulatori di energia, detti anche batterie o pile, sono presenti in molti degli apparati alimentati ad energia elettrica che ci circondano e rendono la nostra vita di tutti i giorni un po' migliore. Autonomia, tempo di ricarica, peso e dimensioni sono i fattori critici per lo sviluppo in applicazioni quali i dispositivi portatili come smartphone, tablet e computer portatili. L'evoluzione degli accumulatori sarà particolarmente importante per la diffusione dell'auto elettrica. Segui tutto questo su iissvolta.it, il portale nominato in onore dell'inventore della batteria, il fisico genovese Alessandro Volta. Buona lettura!

Il futuro è la batteria fotovoltaica

La vera svolta, capace di rendere il fotovoltaico più nazional-popolare in quanto più facilmente fruibile, sarebbe mettere a punto una batteria che sia in grado non solo di creare energia dalla luce del sole, ma anche di immagazzinarla funzionando come impianto di stoccaggio. In questo modo si avrebbe un sistema off-grid, ovvero autosufficiente, molto più facile da gestire e meno oneroso da ospitare. È in questa direzione che molti ricercatori stanno dirigendo la propria azione e i primi risultati iniziano già a venire fuori. Il professor Ilie Hanzu dell’Istituto di Chimica e Tecnologia dei Materiali del Politecnico di Graz insieme al suo team ha infatti annunciato di essere riuscito a creare un prototipo di batteria fotovoltaica. Lo scoglio maggiore che si è dovuto superare, ha spiegato Hanzu, ha riguardato la scelta dei materiali. Una batteria del genere, per poter funzionare in base ai desideri dei suoi costruttori, deve utilizzare materiali che siano compatibili tra di loro ma allo stesso tempo che siano in grado di assolvere ognuno alla propria funzione. Questo è infatti l’aspetto su cui si sta ancora lavorando, attraverso la sperimentazione di una cella solare polimerica costituita da elettrodi e contenente titanati. In questo caso l’Università di Graz sta collaborando con il Centro di Microscopia Elettronica ZFE per studiare ogni possibile interfaccia. Ma molto è già stato fatto: la vera novità che i ricercatori di Graz hanno introdotto sta nel numero di elettrodi che, anziché essere quattro come è la norma, sono solo tre. Hanzu e i suoi non solo i soli a voler percorrere questa strada: un altro modello di batteria fotovoltaica è allo studio anche di alcuni ricercatori americani dell’Ohio State University. L’anno scorso infatti è stata annunciata la messa a punto della prima batteria al mondo in grado di produrre energia dal sole e di stoccarla al suo interno. Questo prototipo è stato chiamato Solar Battery e funziona in questo modo: la rete fotovoltaica di cui è costituito il dispositivo viene colpito dai raggi del sole e genera elettroni. Gli elettroni agiscono sulla decomposizione chimica del perossido di litio, che si scinde in ioni litio e ossigeno. L’ossigeno si disperde nell’aria e penetra nelle maglie della cella, mentre gli ioni di litio vengono immagazzinati nella batteria. Per questo suo peculiare funzionamento la Solar Battery è stata definita anche “la batteria che respira”, poiché caricandosi espira, e scaricandosi inspira. Secondo i suoi ideatori questa batteria è già in grado di avere una durata pari alle comuni batterie che si trovano oggi sul mercato. Da qui a dire che presto potremo usare nelle nostre case batterie capaci di sfruttare e immagazzinare l’energia del sole il passo è ancora lungo, ma è certo che i risultati conseguiti tanto in Europa che in America fanno ben sperare che questo possa avvenire in un futuro non troppo remoto. In questo modo sarebbe davvero possibile trasformare l’energia pulita del sole in delle principali fonti energetiche mondiali.