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La NanoFlowcell, azienda del Lichtenstein, ha realizzato il prototipo di un’auto elettrica che usa una batteria di flusso anziché agli ioni di litio.

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Gli accumulatori di energia, detti anche batterie o pile, sono presenti in molti degli apparati alimentati ad energia elettrica che ci circondano e rendono la nostra vita di tutti i giorni un po' migliore. Autonomia, tempo di ricarica, peso e dimensioni sono i fattori critici per lo sviluppo in applicazioni quali i dispositivi portatili come smartphone, tablet e computer portatili. L'evoluzione degli accumulatori sarà particolarmente importante per la diffusione dell'auto elettrica. Segui tutto questo su iissvolta.it, il portale nominato in onore dell'inventore della batteria, il fisico genovese Alessandro Volta. Buona lettura!

La batteria di flusso per le auto elettriche

Le auto non avranno più serbatoi da riempire con benzina, derivato del petrolio, ma batterie ricaricabili da usare centinaia di volte prima che sia necessario cambiarle. Ma tra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo il mare. Anche se molti modelli di auto elettrica esistono in commercio ormai da anni, e anche se negli ultimi tempi la ricerca tecnologica si è affinata sempre di più dando vita a vetture capaci di garantire performances equiparabili ad una tradizionale macchina a benzina, si è ancora ben lontani da una vera rivoluzione. Le auto elettriche fanno fatica ad affermarsi sul mercato perché presentano molti problemi logistici: ancora mancano le infrastrutture adeguate, ovvero colonnine di ricarica disponibili un po’ ovunque. I tempi di ricarica, inoltre, sono spesso molto lunghi. Tutto questo fa sì che pensare concretamente di poter sostituire del tutto il sistema di viabilità con l’elettricità, ad oggi, è ancora un miraggio lontano. Nel marzo del 2016, però, al Salone di Ginevra è stato presentato un nuovo prototipo di auto elettrica che, qualora si dimostrasse all’altezza delle aspettative, potrebbe davvero cambiare il panorama generale. La macchina in questione si chiama Quantum FE, il suo design, aggressivo e dalle linee fortemente aerodinamiche, richiama da vicino la carrozzeria delle macchine sportive. La Quantum FE è stata prodotta dall’azienda del Lichtenstein NanoFlowcell, e sul blog ufficiale dell’azienda si magnifica la nuova tecnologia che sta dietro il suo motore di ben 1.090 cavalli. Lo slogan che NanoFlowcell ha coniato per la Quantum FE è “un’auto elettrica non deve essere ricaricata, ma bisogna fare il pieno”. Contraddizione? Non proprio. La grande novità introdotta al Salone di Ginevra riguarda il tipo di batteria ricaricabile che è stata montata sulla Quantum FE: non una tradizionale batteria agli ioni di litio, che è quella che si trova su tutte le auto elettriche attualmente sul mercato, ma una batteria di flusso. La batteria di flusso funziona in questo modo: al suo interno c’è un serbatoio che contiene una, o più sostanze, dette elettroattive, ovvero che contengono elettroliti. Tale, o tali, sostanze vengono poi convogliate all’interno di una cella elettrochimica, innescando una reazione che produce energia elettrica. Usare questo tipo di batteria presenta innumerevoli vantaggi: non ci sarebbe bisogno di installare nuove colonnine di ricarica, ma basterebbe riconvertire le vecchie pompe di benzina affinchè eroghino le sostanze necessarie. Inoltre i liquidi contenuti nelle batterie di flusso non sono infiammabili, quindi non sarebbero neppure pericolose. Quindi dov’è il problema? I problemi, o per meglio dire, gli interrogativi, sono più di uno. Innanzitutto, le batterie di flusso, pur allo studio da anni, sono considerate ancora instabili e quindi non da usare su larga scala. Inoltre, dalla NanoFlowcell non hanno specificato quali liquidi sono stati usati nel serbatoio della Quantum FE. Infine, questo prototipo è solo l’ultimo di una serie di progetti studiati da Nunzio La Vecchia, capo ingegnere della NanoFlowcell. I precedenti progetti sono però spariti nel nulla, quindi è impossibile dire quanto questa nuova automobile elettrica abbia davvero le potenzialità per sfondare sul mercato. Quel che è certo è che l’ipotesi è molto affascinante, e che la possibilità è troppo ghiotta per non tentare almeno di esplorarla.