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I ricercatori dell’Università di Dundee, in Scozia, hanno scoperto che la muffa rossa del pane potrebbe diventare utile nelle batterie agli ioni di litio.

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Gli accumulatori di energia, detti anche batterie o pile, sono presenti in molti degli apparati alimentati ad energia elettrica che ci circondano e rendono la nostra vita di tutti i giorni un po' migliore. Autonomia, tempo di ricarica, peso e dimensioni sono i fattori critici per lo sviluppo in applicazioni quali i dispositivi portatili come smartphone, tablet e computer portatili. L'evoluzione degli accumulatori sarà particolarmente importante per la diffusione dell'auto elettrica. Segui tutto questo su iissvolta.it, il portale nominato in onore dell'inventore della batteria, il fisico genovese Alessandro Volta. Buona lettura!

Muffe e batterie ricaricabili: una nuova frontiera

Per cercare di migliorare le batterie al litio esistenti, che oggi sono quelle più impiegate nei dispositivi ricaricabili (come ad esempio gli smartphone) ma ancora non possono considerarsi il meglio in assoluto a cui si possa ambire, si è cercato di utilizzare molti materiali alternativi, a volte con risultati davvero singolari. L’ultima novità in questa direzione è stata resa nota dalla rivista Current Biology, dove è stata riportata una scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori che riesce a creare una curiosa ma potenzialmente molto prolifica connessione tra il mondo naturale e quello tecnologico. Il team guidato dal microbiologo Geoffrey Gadd dell’Università di Dundee, in Scozia, sta conducendo da tempo una serie di esperimenti sulla muffa rossa, che è un fungo che si forma sul pane. Il suo nome scientifico è Neurospora crassa, ed essa prolifera su uno degli alimenti più semplici ed elementari che l’uomo abbia mai conosciuto, vale a dire il pane. I ricercatori scozzesi hanno cercato di capire se e come questa muffa potesse dare vita a materiali elettrochimici, poiché questo è lo scopo dei loro vari esperimenti. Nel caso della Neurospora crassa, essa è stata posta in un mezzo di coltura nel quale erano contenuti anche urea e cloruro di manganese (MnCl2). Dopo qualche tempo si è potuto osservare che sui filamenti del fungo, che si chiamano ife, si erano formati dei minerali. Surriscaldando questi minerali usando una particolare procedura termica si è riusciti ad ottenere una struttura fatta in parte di biomassa carbonizzata e in parte di ossidi di manganese. Questi ultimi hanno mostrato di possedere delle ottime proprietà elettrochimiche, dimostrando soprattutto di poter garantire una stabilità assai maggiore rispetto ad altri ossidi usati in precedenza nelle batterie al litio. Quelli ottenuti dal fungo del pane sono riusciti a mantenere una capacità del 90% anche dopo 200 cicli di carica. La novità che in questo modo è stata introdotta quasi per caso potrebbe spalancare prospettive del tutto nuove, perché permetterebbe di mettere a punto delle batterie agli ioni di litio maggiormente performanti rispetto a quelle usate attualmente, ma soprattutto assai più “green” e amiche dell’ambiente. Anche se molti potrebbero restare stupiti dalle potenzialità insite nelle muffe, in realtà il team di Gadd sta studiando i miceti da anni proprio per poter comprendere fino in fondo le molteplici qualità che celano. Già in passato sono stati raggiunti altri risultati molto interessanti. Ad esempio, sempre attraverso lo studio dei funghi, i ricercatori della Dundee University sono riusciti a dare stabilità a materiali molto pericolosi per l’uomo, ovvero l’uranio e il piombo tossico. Per quel che riguarda la Neurospora crassa, considerando che gli studi nei suoi confronti non sono che all’inizio, esiste un ampio margine di possibilità che questa muffa possa trasformarsi in un supercondensatore capace di dare vita a batterie che possano permetterci, in un futuro nemmeno troppo remoto, di poter fruire di una durata molto più lunga dei nostri dispositivi portatili, migliorando notevolmente l’esperienza del loro utilizzo.